Murex’s Weblog

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Dopo decisamente tanto tempo..ho deciso di aggionare il mio blog con un post riassuntivo sull’argomento ‘vernici ecologiche’,  riprendendo un post che scrissi sul forum di saicosatispalmi, riportando anche la mia esperienza in merito.

Ho pensato che magari a qualcuno che passava di qua la cosa potesse tornare utile..una panoramica di marche e modi per dipingere le pareti di casa propria in modo ecologico 🙂

Dunque cominciamo:

Oggi sul mercato si trovano alcune marche di vernici certificate Ecolabel, il cui obiettivo principale è quello di ridurre il contenuto di VOC (comporti organici volatili),  qui potete leggere la questione relativa alla normativa e farvi un’idea più precisa.

Personalmente quando mi sono messa in testa di dipingere una camera (intanto partiamo da  una :P) della mia futura casa..avevo in mente una cosa del tipo: questa o ancora quest’altra…sia come tonalità, sia  come luminosità del colore stesso.

Cercando un po’ qua un po’ là come venivano ottenuti questi colori fantastici mi sono fatta l’idea che fossero imbiancature a calce colorata..e ho letto in giro che i pigmenti hanno una resa molto più luminosa (luminosa, non lucida) delle tinte tradizionali…e questo sito mi ha fatto innamorare dei pigmenti….per cui facendo due più due ho detto: bene! dipingerò con la calce unendoci i pigmenti!!

E mi sono letta qualcosa sulla calce di veramente interessante, che nn sapevo: i benefici della pittura a calce… che mi ha entusiasmato ancora di più!

Non avevo fatto però i conti col fatto che le nostre pareti fossero già dipinte..e che la calce non legasse affatto con quel genere di pitture tradizionali..in poche parole o il muro è vergine..o la pittura a calce non può essere applicata, perchè non lega con la pittura di sotto e c’è rischio che si ‘stacchi’ e si deteriori..delusione 😦

per cui..accantonati i sogni di gloria della calce e di pigmenti (perchè pensavo che andassero insieme necessariamente)..sono andata in un negozio di vernici e ho comprato una pittura baldini, certificata  ecolabel…di un azzurro..turchese..che si è rivelato essere più azzurro squadra di calcio del Napoli..che non un bel turchese..e ci ho dipinto una parete, con l’idea di fare questa parete più scura e le altre 3 più chiare.
Però poi il colore non mi convinceva al 100%, sia per la tonalità..che avevo scelto io (responsabilità mia) che per la resa..era..come dire…pesante a vedersi, molto ‘piena’..

in più  la storia dei pigmenti mi era rimasta in testa…così sono andata a vedere in un negozio delle belle arti e mi hanno detto che avrei potuto unirli anche ad una pittura bianca ‘tradizionale’ e così ho fatto!!

I pigmenti (di marca DOLCI: questi qua) che ho scelto sono di un colore ‘blu oltremare’ che a vista assomigliano ad un blu elettrico molto intenso..e così sono anche quando si sciolgono nell’acqua..dopo, quando vengono aggiunti al bianco invece sono molto delicati come colore..e assumono un blu pervinca molto bello!

Io ho trovato il colore generato dai pigmenti (una volta applicato sul muro) migliore dell’altro..non so se perchè ho scelto male io la tonalità la prima volta o se è ‘merito’ dei pigmenti… ma trovo questo nuovo colore intenso, ma nello stesso tempo ‘leggero’ e luminoso a vista.

Il problema però dei pigmenti è che i colori sono difficilmente riproducibili..perchè devi calcolare con un misurino la quantità di pigmento utilizzata e la quantità di acqua nella quale lo sciogli…insomma…bisogna essere armati di mooolta pazienza..perchè non sono proprio praticissimi (pensiamo ad eventuali ritocchi ) e non è detto che riusciamo ad ottenere la stessa nuance…per questo mi sento di un po’ di sconsigliarli purtroppo..

Quindi mi sto informando un po’ più a fondo sulle pitture ecologiche..nel caso in cui non riuscissi più a convincere il mio ragazzo ad assecondarmi coi pigmenti 😀

Le vernici certificate Ecolabel che si trovano sul mercato sono: le vernici baldini che ho usato io , J РColors ( il sito ̬ piuttosto insignificante) e Atria.

Altre marche interessanti sono le Solas, colori di primavera e holzer

Con una ricerca ancora più appofondita in rete ho scovatoin particolare  questo sito: archietettura e sostenibilità ho trovato (sotto la categoria bioedilizia e poi pitture e vernici) questa interessante pagina: clicca qui dove oltre a spiegare diverse cose sulle vernici (da cosa sono composte ecc.), fornisce nella parte sinistra, colorata di arancio, diversi altri link ad altri colori ecologici (o almeno presunti tali..io, non avendoli letti con calma..e non vedendo a colpo d’occhio alcuna certificazione, non posso metterci la mano sul fuoco..)..comunque le marche sembrano valutabili..

Infine il caso ha voluto che mi trovassi tra le mani una brochure di pitture proprio ieri..la ditta si chiama VITASAN ..una ditta certificata ecolabel, con dichiarazione ambientale di prodotto, che collabora con legambiente e associata con Kyoto Club..insomma niente male no? 😉 anche questo mi sembra decisamente interessante…

e adesso non avete scuse 😀 ci sono mille modi per dipingere la propria casa con colori bellissimi e ecologici che non danneggiano noi e neanche l’ambiente!!

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Da diverso tempo vicino Lucca, a Lammari per l’esattezza, hanno messo un punto vendita di latte fresco alla spina.. fin’ora mi ero sempre ripromessa di andarci..senza mai farlo veramente…ma alla fine, qualche giorno fa, ci sono andata.

Ma…partiamo dall’inizio:

Cos’è un punto vendita di latte alla spina?
Si tratta di un distribitore (di solito al riparo, coperto da una casetta in legno) in cui, inserendo delle monete si può prelevare del latte fresco.

Quanto costa un litro?
1 euro, ma inserendo 50cent è possibile averne mezzo litro o addirittura 20 cc con 20 cent. (costa meno di un latte ‘alta qualità’ al supermercato!!)

Ogni quanto viene rifornito il distributore?
giornalmente o più volte al giorno..il latte che compri è fresco di giornata!

Quanto si conserva?
due giorni crudo…4-5 giorni se bollito (appena preso)
Gli allevamenti di mucche destinate alla vendita diretta di latte crudo sono sottoposti a particolari controlli igienico-sanitari. Il latte munto alla stalla viene filtrato e refrigerato, cioè portato a una temperatura compresa tra 0 e 4 °C e poi distribuito tramite dei distributori automatici a self-service. Non subisce dunque nessun trattamento termico (pastorizzazione o sterilizzazione), né omogeneizzazione; in pratica si consuma al naturale, ma è assolutamente sicuro: la carica batterica è estremamente bassa, inferiore a quella del latte pastorizzato degli anni ’80.
È eventualmente consigliabile agitare la bottiglia prima del consumo: il prodotto non è omogeneizzato, di conseguenza il grasso tende a separarsi e a galleggiare.

Ma quali sono le caratteristiche del latte crudo che lo rendono un alimento migliore rispetto a quello fresco pastorizzato che si trova al supermercato?
Sotto il profilo del gusto, è ricco di grasso non omogeneizzato, quindi più saporito del latte confezionato.
Dal punto di vista della qualità, il latte crudo è più ricco di proteine e vitamine rispetto a quello pastorizzato.
Soprattutto, è un alimento vivo e, come lo yogurt, agisce da stimolante del sistema immunitario e della vitalità della flora intestinale. Il latte crudo risulta quindi anche più digeribile grazie alla forte presenza di fermenti lattici.

Come incide la pastorizzazione sul valore nutrizionale del latte?
Il trattamento con il calore (pastorizzazione) indebolisce il valore nutrizionale del latte, distruggendo almeno il 10 per cento delle vitamine B1, B6 e B12 e il 25 per cento della vitamina C contenute nel latte crudo. Inoltre incide negativamente sulla capacità del corpo di assorbire l’acido folico (o vitamina B9), particolarmente importante per il sistema nervoso e la circolazione del sangue e per il normale sviluppo embrionale. Le prove indicano anche che la pastorizzazione può inattivare altri veicoli di proteine come quelli dello zinco, della vitamina B12 e del ferro. Le proteine del siero – le più nutrienti – vengono denaturate dal trattamento con il calore, provocando una perdita di valore e scatenando potenziali reazioni allergiche. Anche gli agenti anti-infettivi presenti nel latte crudo sono denaturati dalla pastorizzazione. In condizioni normali, tali agenti possono distruggere i batteri e perfino inibirne la proliferazione.

Oltre ai benefici sulla salute esistono anche degli innegabili vantaggi ecologici che guidano la scelta verso il latte crudo ovvero:

  • meno camion sulle strade che trasportano il latte da una parte all’altra dell’italia (il più delle volte in modo del tutto illogico),
  • meno rifiuti…poichè la bottiglia si sciacqua e si riusa ,
  • non ci sono sprechi: il latte invenduto al supermercato viene buttato..quello che rimane invenduto nel distributore viene ripreso e trattato per fare ricotta e altri formaggi,
  • si acquista dal produttore al consumatore, senza inutili e dispendiosi passaggi intermedi.

Per sapere dove sono le situati distributori di latte crudo consultate la mappa al sito: www.milkmaps.com

(fonti: wikipedia, slow food, milkmaps, biola, altroconsumo )

Con questo titolo un po’ strano ho pensato di fare un post che contenga un elenco di tutte le sostanze culinarie con cui sono venuta a conoscenza in questo periodo e da un pezzo a questa parte, diciamo.

L’insieme degli ingredienti e delle pietanze cucinate in tutto il mondo sono un oceano sconfinato, di cui io sto scoprendo piano piano alcune gocce..con sommo interesse e curiosità..

Per variare e non mangiare tutta la vita le stesse cose, per trovare ingredienti e piatti più salutari e sani, per deliziare il palato con gusti diversi, per il gusto di cucinare, per allenare la fantasia anche in cucina…mi piace sperimentare sapori diversi.

Dopo questo breve preambolo ecco il glossario (non in ordine alfabetico):

GOMASIO: in Giapponese goma significa sesamo, mentre shio significa sale. E’ un prodotto usato nella cucina asiatica, composto da sale marino e semi di sesamo tostati e triturati, a volte arricchito con alghe. Il sesamo, fonte di vitamine del gruppo B, proteine, calcio e grassi insaturi, il tutto racchiuso in un piccolo scrigno oleoso, è un alimento piuttosto calorico.

Nella cucina orientale il gomasio viene usato come sostituto del sale per insalate o salse, sul riso lessato o sugli onigiri (in Giappone). Le proporzioni tra i due ingredienti (sesamo e sale) possono variare da 5:1 fino a 15:1. Per fare il gomasio sarebbe necessario suribachi, una ciotola dall’interno rigato e ruvido, ideale per ridurre in pasta e spezzettare, con il relativo pestello in legno surikogi. Se non li possedete, usate un mortaio comune. Fate tostare leggermente i semi di sesamo in forno, uniteli al sale nel suribachi e pestateli fino a quando diventeranno una polvere fine e amalgamata. Il gomasio si conserva in frigorifero una settimana ed è perfetto sparso sulle vellutate e sulle zuppe.

DUKKA: Dukka, o Dukkah che dir si voglia, è un’ inebriante miscela egiziana di sesamo, sale, nocciole e spezie. Tradizionalmente si serve con olio extravergine d’oliva e pita; inutile dire che si presta perfettamente con qualunque altro pane. Ne esistono molteplici varianti: si possono sostituire le nocciole con i pistacchi, modificare le quantità di spezie o ancora unire della menta secca, per donare una sottile nota rinfrescante.

sesamo 4 cucchiai
coriandolo 1 cucchiaio
cumino 2 cucchiai
nocciole 80 g
sale 1 cucchiaio
pepe nero 1 cucchiaio
pepe bianco 1 cucchiaio

Fate saltare in una padella antiaderente tutti gli ingredienti tranne il sale e le nocciole. Lasciateli raffreddare completamente. Pestate grossolanamente tutti gli ingredienti raccolti nel mortaio. Servite con pane e olio extravergine di oliva. (da soffio di sale )

TAHINA: La tahina arabo:طحينية, ṭaḥīna , che si può leggere anche tahine, è un alimento derivato dai semi di sesamo bianco, molto diffuso in Turchia e nel Vicino Oriente. Viene detto anche burro di sesamo o crema di sesamo. I semi di sesamo vengono tostati con delicatezza per evitare che inaspriscano. Vengono quindi triturati e la farina che ne deriva viene quindi allungata con olio, fino a formare una pasta della consistenza del burro di arachidi.

Ha un sapore tipicamente di noci, con un aroma che ricorda quello delle arachidi, ma è meno dolce e con una nota tostata. La tahina viene usata per i felafel, per l’hummus, ma si sposa bene anche con alcune carni. La á¹­Ä«na è ricca di vitamina E, B, sali minerali come magnesio, silicio, fosforo, zinco e ferro. Questo la rende indicata nei casi di esaurimento o durante le convalescenze. I semi di sesamo contengono inoltre due sostanze, la sesamina e la sesamolina, che hanno dimostrato di avere un ruolo attivo nell’abbassare il tasso di colesterolo prevenendo le patologie cardiocircolatorie. La sesamina tutela il fegato dai danni derivanti da ossidazione. Va comunque usato con moderazione poiché, come tutti gli alimenti derivati dall’intero seme di una pianta, è molto calorico: 100 g di á¹­Ä«na apportano circa 600 calorie, ma va valutata la quantità di olio aggiunto alla farina di sesamo, che può alzare il computo delle calorie finali. (da wikipedia ).

UMEBOSHI: Le umeboshi sono una varietà di prugne giapponesi. Colte acerbe e messe sotto sale, sono usate sia per la cucina sia per la medicina. Cibo yang, ricche in sali minerali, sono un ottimo alcalinizzante per il sangue, in più un fantastico antiacido (utile per chi soffre di nausea o per i doposbornia). (dalla cuoca petulante )

ACIDULATO DI UMEBOSHI: Si tratta di un aceto a base di acido citrico naturale derivato dalla marinatura in salamoia di un frutto, l’Ume appunto, che è comunemente considerato una prugna, ma che in realtà è più vicino ad una albicocca. In Giappone molte famiglie continuano la tradizione di preparare queste prugne in salamoia a casa, vengono consumate in molte ricette e il liquido che ne deriva viene utilizzato come condimento. Ha un profumo dolcissimo e aromatico ed un aroma acido e salato, è ottimo in sostituzione dell’aceto anche nelle tradizionali vinaigrettes (attenzione sostituisce anche il sale). (dal calderone di marinella ).

KEFIR: Il Kefir (piú correttamente Kéfir o anche Kephir o Kefyr) è una bevanda rinfrescante ottenuta tramite la fermentazione del latte (o anche di altri liquidi zuccherini). Il Kefir è originario del caucaso dove -presumibilmente- fu creato centinaia di anni fa; la stessa parola kefir proviene dal turco keif che è traducibile come benessere per la sensazione che dà questa bevanda. Il kefir ha una consistenza cremosa, un sapore leggermente acidulo-rinfrescante con un leggero retrogusto di lievito. Di fatto contiene numerose molecole aromatiche che contribuiscono a creare un sapore unico e particolare. Inoltre, è leggermente frizzante e anche alcolico; infatti il kefir a differenza dello yogurt è creato non solo da fermenti e bacilli lattici ma anche da lieviti che producono CO2 e alcool. Il kefir fresco può contenere dallo 0,05% al 0,5% di alcool che può raggiungere il 2% in due giorni.

Il kefir tradizionale viene preparato utilizzando latte fresco (di pecora, capra o mucca) e i fermenti o granuli di kefi. Questi granuli sono costituiti da fermenti lattici e lieviti agglomerati insieme in una struttura particolare biancastra e gelatinosa che loro stessi creano (il cosiddetto kefiran, formato da polisaccaridi, proteine e lipidi) che quando si trovano in condizioni adatte si riproducono ad un ritmo molto elevato.. Il kefir tradizionale può tranquillamente essere preparato in casa . (tratto da qui) (c’è anche un forum sul kefir ).

Sul mercato esistono vari tipi di kefir, quello bionova sembra essere quello più completo in termini di varietà di microrganismi presenti. La differenza tra il kefir e lo yogurt sta proprio nella maggiore varietà di batteri contenuti nel kefir (20 contro 2).

Il mio interesse per una cosmesi naturale ed ecologica ormai non è un mistero per nessuno..e oggi voglio parlare di un libro che Nicola mi ha regalato a dicembre e che mi ha letteralmente conquistata.

Il libro in questione è: Cosmesi Naturale pratica- di Francesca Marotta (Nuovi Equilibri, collana Libri di Gaia, editore_ 2007, 177p.- 10euro)

cosmesi-naturale-pratica.jpg

Questo manuale insegna a farsi in casa shampoo, sali da bagno, creme per il corpo e maschere per il viso. Con ingredienti sani, semplici da reperire, dalle virtù nascoste. Le ricette sono efficaci, sperimentate e pratiche. Concentrate, e quindi leggere, poco voluminose, anche facili da portare in viaggio o fuori casa, facilmente conservabili grazie all’uso di antimicrobici naturali come olii essenziali o di strumenti comuni come il frigorifero.” (da ibs.it )

Il libro, composto da:

un’introduzione,

da una parte ‘La cosmesi‘ in cui viene spiegato in modo chiaro la struttura e la funzione della pelle,il modo per pulirla senza fare danni, cosa c’è nei prodotti cosmetici che compriamo e parla della scelta di farli in casa.

La terza parte ‘L’alimentazione‘ spiega invece cosa mangiare per sentirsi bene e, come duplice effetto, per aiutare la pelle a stare meglio

E infine, l’ultima parte in cui ci sono tante ‘ricette‘ , sia cosmetiche che culinarie.

Il libro, che io consulto spesso, è denso di ricette, spiegazioni, spunti interessanti e dritte.. e io lo trovo davvero completo e ben fatto!

Tra l’altro per chi volesse leggerlo, ma non se la sente di comprarlo, è scaricabile in pdf gratuitamente da qui.. grandioso, vero? Io l’ho scaricato..me lo sono spulciato tutto e ho deciso di comprarlo (anzi, di farmelo regalare :D)per leggerlo più agevolmente, visto il costo contenuto.

Per chi deve controllare lo zucchero…per chi non ama i dolci troppo dolci…per vuole disintossicare il proprio organismo dagli zuccheri….per chi è a dieta…

Sabato ho preparato un dolce per il compleanno di Luca.

Ho deciso di riportarlo qua perchè è venuto niente male devo dire, e perchè mio padre mi ha chiesto di rifarlo anche per lui…visto che deve stare attento agli zuccheri.

Bene…ecco dunque la ricetta: (da diabete.net)

Ingredienti:
Per una torta di circa 800 g, divisibile in 12 porzioni da g 65 cadauna

Farina: 300g

Isomalto 200g

Latte magro 200g

Succo di arancio spremuto 100g

Margarina vegetale 70g

Cacao amaro 50g

Dolcificante 30g

Lievito artificiale 15g

uova 1

buccia di arancio grattugiata
Preparazione:
Lasciar mollificare la margarina a temperatura ambiente.
Battere con apparecchio apposito o con frusta a mano, la margarina con l’isomalto, il dolcificante, e l’uovo.
Aggiungere la scorza di arancio e il latte; successivamente la farina setacciata con lievito e il cacao.
Per ultimo il succo di arancio.
Miscelare con cura tutto il composto per ottenere un impasto omogeneo e ben distribuito, e versare in una tortiera di 24 cm di diametro, un poco unta e infarinata.
Cuocere a 180° C, per circa 40 minuti.

Io ho apportato alcune modifiche sui dolcificanti..poichè mi sono documentata in giro sull’isomalto e le cose che ho letto qui non mi sono piaciute per nulla….inoltre il dolcificante ho preferito non metterlo perchè sono tutti di sintesi…e secondo me..evitare è meglio.

Ho sostituito quindi i 200g di isomalto e i 30g di isomalto con 40g scarsi di fruttosio, poichè il fruttosio dolcifica molto di più, anche se ha un indice glicemico basso.

Tra l’alto ho scoperto che il fruttosio assunto fino alla dose di 30g dall’organismo, non attiva il sistema di degradazione legato all’insulina..per cui 40g da ripartire in tutta la torta mi sono sembrati una buona scelta.

Le torte senza creme..sono molto semplici da fare e l’ideale anche da mettere nel latte la mattina…slurp! a presto il secondo tentativo e editerò questo post mettendoci la foto!

Dopo le feste si sente il bisogno di regolarsi un po’ con il cibo e con gli zuccheri, dati gli stravizi dei giorni trascorsi..così avevo pensato di tornare a comprare uno zucchero di canna integrale, (quelli del Mercato Equo&Solidale per intenderci,quello della foto) che avevo già provato in passato e che non mi dispiaceva affatto.

zucchero_integrale_dulcita.jpg

Ero convinta che oltre ad essere più genuino, perchè non raffinato e non sbiancato, fosse anche molto meno calorico. Così mi sono fatta una ricerchina in rete e ho scoperto, nell’ordine:

  • che 100g di zucchero di canna integrale hanno 356 calorie, contro le 392 di 100g del tradizionale saccarosio,[io pensavo che il divario fosse maggiore, sinceramente]

ma sopratutto…

  • che lo zucchero tradizionale raffinato è molto più dannoso di quello integrale di canna! E non solo perchè è raffinato e sbiancato [come già intuivo], ma perchè lo zucchero raffinato sotto il profilo nutrizionale è alquanto scadente : apporta all’organismo solo carboidrati puri (sotto forma di saccarosio), mancando totalmente di vitamine e minerali che ne agevolerebbero l’assunzione, in termini di metabolismo, da parte dell’organismo. La carenza di queste sostanze preziose è imputata ai processi di lavorazione che subisce lo zucchero raffinato (sia che provenga da barbabietola, che da canna da zucchero), si parla dunque di ‘calorie vuote’ , perchè c’è un apporto calorico, senza sostanze nutrienti.

Diversi studi (per esempio qui ) convengono sul fatto che gli zuccheri industriali, “chimicamente puri”, per la loro decomposizione necessitano delle stesse vitamine e sostanze minerali di tutti gli zuccheri di frutta e amidi naturali, ma questi ultimi contemporaneamente li forniscono, mentre gli altri non apportandone, ne privano il corpo, impoverendolo da un lato e disorientando le sue funzioni dall’altro.”

Dunque, per poter essere assimilato e digerito, lo zucchero bianco, sottrae al nostro corpo vitamine e sali minerali ( in particolare calcio e cromo) e anche vitamina B.

Sono rimasta basita da quello che ho letto, veramente. E sono sempre più convinta dell’acquisto dello zucchero integrale di canna, ma stavolta di certo non per le calorie, che sono passate in secondo piano.


A questo punto vorrei fare una carrellata dei principali dolcificanti presenti in natura:

Zucchero raffinato: dei suoi non trascurabili effetti negativi ne abbiamo appena parlato, ricordiamo solo che è comunemente usato perchè insapore, o meglio, senza particolare aroma, il che lo rende adatto a tutti gli usi.

Zucchero di canna integrale: è ricavato dalla spremitura delle canne da zucchero senza raffinazione e sbiancamento. Così trattiene molti principi nutritivi come il ferro, calcio, potassio, magnesio, e vitamine. Il suo colore va dal giallo al marrone. Il suo sapore è aromatico e ha spesso un retrogusto di liquirizia, che personalmente a primo assaggio non ho apprezzato..ma che poi, come tutti i sapori autentici e non ‘chimici’ mi ha conquistato per la sua ‘verità’.

Miele: il miele come dolcificante è usato fin dall’antichità. Ha un sapore molto particolare che alcuni apprezzano, altri odiano.. a causa proprio del suo gusto caratteristico si può prestare per alcuni usi (alcuni dolci per esempio), ma non per altri (meglio non metterlo nella tazzina per dolcificare il caffè :D) e può coprire alcuni sapori. Un miele di buona qualità è un alimento molto valido dal punto di vista tradizionale, ma ha un alto contenuto zuccherino, quindi va consumato con le dovute attenzioni. (304 calorie per 100g di miele)

Sciroppo d’acero: è il succo che si estrae dalla linfa dell’acero , ed è un tipico prodotto Canadese, tanto che la sua foglia compare anche nella loro biandiera. Per ogni 40 litri di linfa si ottiene in media un solo litro di sciroppo. Lo sciroppo deriva dal processo di concentrazione della linfa, che si effettua in costruzioni ad hoc chiamate sugarshacks o cabanes à sucre; può essere classificato in base al grado di raffinazione (per esempio dal più al meno raffinato: fancy, grade A, grade B). È il dolcificante naturale meno calorico dopo la melassa (circa 250 calorie per 100g); ha un alto contenuto di sali minerali.

Melassa: è il liquido bruno che si separa dallo zucchero per centrifugazione.
Esistono due tipi di melassa: la melassa di canna, dalla cui fermentazione si ricava il rum e talvolta anche la vodka e la melassa di barbabietola, usata per produrre lievito di birra e parte integrante dei mangimi animali (per bovini, cavalli, ecc.). Si parla di melassa bianca quando ci si riferisce a quella ottenuta dalla prima estrazione (caratterizzata da un gusto più gradevole) mentre di melassa nera per quella di seconda estrazione (più pregiata).

La melassa, insieme a miele, sciroppo d’acero ed estratto di malto, è una delle alternative allo zucchero (si tratta di saccarosio). Apporta 235 cal ogni 100 g, ed ha una discreta concentrazione di sali minerali (calcio, magnesio e ferro) e di vitamine (gruppo B, PP).

Stevia :la Stevia Rebaudiana è una pianta originaria del Sudamerica, apprezzata e usata da secoli dalle popolazioni indigene per il suo gusto dolce. Le sue foglie che hanno infatti un potere dolcificante quaranta volte superiore a quello dello zucchero. La Stevioside estratta dalla pianta è, a sua volta, trecento volte più dolcificante! La Stevia è attualmente utilizzata come edulcorante in Giappone, in America latina, in Cina, e come complemento alimentare negli Stati Uniti ma è… proibita in Europa, per questo sono proibite la commercializzazione dei suoi derivati, quindi l’unica opzione possibile è acquistare la pianta stessa presso un vivaio e ricavarne da sé l’estratto, liquido o in polvere , si può usare anche direttamente, spezzettando le foglie o polverizzandole. Non ha calorie e può essere usata anche dai diabetici!! (wikipedia e disinformazione.it )

Maltosio e Sciroppo di mais: sono gli zuccheri che si ricavano dai cereali, grazie al loro contenuto di amido che può essere convertito a zucchero tramite opportuni enzimi o grazie a dei trattamenti (come la bollitura). Il loro potere dolcificante è inferiore allo zucchero, ma spesso trovano un impiego in bibite gassate e dolci confezionati.

Esistono anche dolcificanti di sintesi, artificiali, magari ne parlerò un’altra volta.