Murex’s Weblog

Archive for the ‘consumo consapevole’ Category

Dopo decisamente tanto tempo..ho deciso di aggionare il mio blog con un post riassuntivo sull’argomento ‘vernici ecologiche’,  riprendendo un post che scrissi sul forum di saicosatispalmi, riportando anche la mia esperienza in merito.

Ho pensato che magari a qualcuno che passava di qua la cosa potesse tornare utile..una panoramica di marche e modi per dipingere le pareti di casa propria in modo ecologico 🙂

Dunque cominciamo:

Oggi sul mercato si trovano alcune marche di vernici certificate Ecolabel, il cui obiettivo principale è quello di ridurre il contenuto di VOC (comporti organici volatili),  qui potete leggere la questione relativa alla normativa e farvi un’idea più precisa.

Personalmente quando mi sono messa in testa di dipingere una camera (intanto partiamo da  una :P) della mia futura casa..avevo in mente una cosa del tipo: questa o ancora quest’altra…sia come tonalità, sia  come luminosità del colore stesso.

Cercando un po’ qua un po’ là come venivano ottenuti questi colori fantastici mi sono fatta l’idea che fossero imbiancature a calce colorata..e ho letto in giro che i pigmenti hanno una resa molto più luminosa (luminosa, non lucida) delle tinte tradizionali…e questo sito mi ha fatto innamorare dei pigmenti….per cui facendo due più due ho detto: bene! dipingerò con la calce unendoci i pigmenti!!

E mi sono letta qualcosa sulla calce di veramente interessante, che nn sapevo: i benefici della pittura a calce… che mi ha entusiasmato ancora di più!

Non avevo fatto però i conti col fatto che le nostre pareti fossero già dipinte..e che la calce non legasse affatto con quel genere di pitture tradizionali..in poche parole o il muro è vergine..o la pittura a calce non può essere applicata, perchè non lega con la pittura di sotto e c’è rischio che si ‘stacchi’ e si deteriori..delusione 😦

per cui..accantonati i sogni di gloria della calce e di pigmenti (perchè pensavo che andassero insieme necessariamente)..sono andata in un negozio di vernici e ho comprato una pittura baldini, certificata  ecolabel…di un azzurro..turchese..che si è rivelato essere più azzurro squadra di calcio del Napoli..che non un bel turchese..e ci ho dipinto una parete, con l’idea di fare questa parete più scura e le altre 3 più chiare.
Però poi il colore non mi convinceva al 100%, sia per la tonalità..che avevo scelto io (responsabilità mia) che per la resa..era..come dire…pesante a vedersi, molto ‘piena’..

in più  la storia dei pigmenti mi era rimasta in testa…così sono andata a vedere in un negozio delle belle arti e mi hanno detto che avrei potuto unirli anche ad una pittura bianca ‘tradizionale’ e così ho fatto!!

I pigmenti (di marca DOLCI: questi qua) che ho scelto sono di un colore ‘blu oltremare’ che a vista assomigliano ad un blu elettrico molto intenso..e così sono anche quando si sciolgono nell’acqua..dopo, quando vengono aggiunti al bianco invece sono molto delicati come colore..e assumono un blu pervinca molto bello!

Io ho trovato il colore generato dai pigmenti (una volta applicato sul muro) migliore dell’altro..non so se perchè ho scelto male io la tonalità la prima volta o se è ‘merito’ dei pigmenti… ma trovo questo nuovo colore intenso, ma nello stesso tempo ‘leggero’ e luminoso a vista.

Il problema però dei pigmenti è che i colori sono difficilmente riproducibili..perchè devi calcolare con un misurino la quantità di pigmento utilizzata e la quantità di acqua nella quale lo sciogli…insomma…bisogna essere armati di mooolta pazienza..perchè non sono proprio praticissimi (pensiamo ad eventuali ritocchi ) e non è detto che riusciamo ad ottenere la stessa nuance…per questo mi sento di un po’ di sconsigliarli purtroppo..

Quindi mi sto informando un po’ più a fondo sulle pitture ecologiche..nel caso in cui non riuscissi più a convincere il mio ragazzo ad assecondarmi coi pigmenti 😀

Le vernici certificate Ecolabel che si trovano sul mercato sono: le vernici baldini che ho usato io , J РColors ( il sito ̬ piuttosto insignificante) e Atria.

Altre marche interessanti sono le Solas, colori di primavera e holzer

Con una ricerca ancora più appofondita in rete ho scovatoin particolare  questo sito: archietettura e sostenibilità ho trovato (sotto la categoria bioedilizia e poi pitture e vernici) questa interessante pagina: clicca qui dove oltre a spiegare diverse cose sulle vernici (da cosa sono composte ecc.), fornisce nella parte sinistra, colorata di arancio, diversi altri link ad altri colori ecologici (o almeno presunti tali..io, non avendoli letti con calma..e non vedendo a colpo d’occhio alcuna certificazione, non posso metterci la mano sul fuoco..)..comunque le marche sembrano valutabili..

Infine il caso ha voluto che mi trovassi tra le mani una brochure di pitture proprio ieri..la ditta si chiama VITASAN ..una ditta certificata ecolabel, con dichiarazione ambientale di prodotto, che collabora con legambiente e associata con Kyoto Club..insomma niente male no? 😉 anche questo mi sembra decisamente interessante…

e adesso non avete scuse 😀 ci sono mille modi per dipingere la propria casa con colori bellissimi e ecologici che non danneggiano noi e neanche l’ambiente!!

Da diverso tempo vicino Lucca, a Lammari per l’esattezza, hanno messo un punto vendita di latte fresco alla spina.. fin’ora mi ero sempre ripromessa di andarci..senza mai farlo veramente…ma alla fine, qualche giorno fa, ci sono andata.

Ma…partiamo dall’inizio:

Cos’è un punto vendita di latte alla spina?
Si tratta di un distribitore (di solito al riparo, coperto da una casetta in legno) in cui, inserendo delle monete si può prelevare del latte fresco.

Quanto costa un litro?
1 euro, ma inserendo 50cent è possibile averne mezzo litro o addirittura 20 cc con 20 cent. (costa meno di un latte ‘alta qualità’ al supermercato!!)

Ogni quanto viene rifornito il distributore?
giornalmente o più volte al giorno..il latte che compri è fresco di giornata!

Quanto si conserva?
due giorni crudo…4-5 giorni se bollito (appena preso)
Gli allevamenti di mucche destinate alla vendita diretta di latte crudo sono sottoposti a particolari controlli igienico-sanitari. Il latte munto alla stalla viene filtrato e refrigerato, cioè portato a una temperatura compresa tra 0 e 4 °C e poi distribuito tramite dei distributori automatici a self-service. Non subisce dunque nessun trattamento termico (pastorizzazione o sterilizzazione), né omogeneizzazione; in pratica si consuma al naturale, ma è assolutamente sicuro: la carica batterica è estremamente bassa, inferiore a quella del latte pastorizzato degli anni ’80.
È eventualmente consigliabile agitare la bottiglia prima del consumo: il prodotto non è omogeneizzato, di conseguenza il grasso tende a separarsi e a galleggiare.

Ma quali sono le caratteristiche del latte crudo che lo rendono un alimento migliore rispetto a quello fresco pastorizzato che si trova al supermercato?
Sotto il profilo del gusto, è ricco di grasso non omogeneizzato, quindi più saporito del latte confezionato.
Dal punto di vista della qualità, il latte crudo è più ricco di proteine e vitamine rispetto a quello pastorizzato.
Soprattutto, è un alimento vivo e, come lo yogurt, agisce da stimolante del sistema immunitario e della vitalità della flora intestinale. Il latte crudo risulta quindi anche più digeribile grazie alla forte presenza di fermenti lattici.

Come incide la pastorizzazione sul valore nutrizionale del latte?
Il trattamento con il calore (pastorizzazione) indebolisce il valore nutrizionale del latte, distruggendo almeno il 10 per cento delle vitamine B1, B6 e B12 e il 25 per cento della vitamina C contenute nel latte crudo. Inoltre incide negativamente sulla capacità del corpo di assorbire l’acido folico (o vitamina B9), particolarmente importante per il sistema nervoso e la circolazione del sangue e per il normale sviluppo embrionale. Le prove indicano anche che la pastorizzazione può inattivare altri veicoli di proteine come quelli dello zinco, della vitamina B12 e del ferro. Le proteine del siero – le più nutrienti – vengono denaturate dal trattamento con il calore, provocando una perdita di valore e scatenando potenziali reazioni allergiche. Anche gli agenti anti-infettivi presenti nel latte crudo sono denaturati dalla pastorizzazione. In condizioni normali, tali agenti possono distruggere i batteri e perfino inibirne la proliferazione.

Oltre ai benefici sulla salute esistono anche degli innegabili vantaggi ecologici che guidano la scelta verso il latte crudo ovvero:

  • meno camion sulle strade che trasportano il latte da una parte all’altra dell’italia (il più delle volte in modo del tutto illogico),
  • meno rifiuti…poichè la bottiglia si sciacqua e si riusa ,
  • non ci sono sprechi: il latte invenduto al supermercato viene buttato..quello che rimane invenduto nel distributore viene ripreso e trattato per fare ricotta e altri formaggi,
  • si acquista dal produttore al consumatore, senza inutili e dispendiosi passaggi intermedi.

Per sapere dove sono le situati distributori di latte crudo consultate la mappa al sito: www.milkmaps.com

(fonti: wikipedia, slow food, milkmaps, biola, altroconsumo )

Con questo titolo un po’ strano ho pensato di fare un post che contenga un elenco di tutte le sostanze culinarie con cui sono venuta a conoscenza in questo periodo e da un pezzo a questa parte, diciamo.

L’insieme degli ingredienti e delle pietanze cucinate in tutto il mondo sono un oceano sconfinato, di cui io sto scoprendo piano piano alcune gocce..con sommo interesse e curiosità..

Per variare e non mangiare tutta la vita le stesse cose, per trovare ingredienti e piatti più salutari e sani, per deliziare il palato con gusti diversi, per il gusto di cucinare, per allenare la fantasia anche in cucina…mi piace sperimentare sapori diversi.

Dopo questo breve preambolo ecco il glossario (non in ordine alfabetico):

GOMASIO: in Giapponese goma significa sesamo, mentre shio significa sale. E’ un prodotto usato nella cucina asiatica, composto da sale marino e semi di sesamo tostati e triturati, a volte arricchito con alghe. Il sesamo, fonte di vitamine del gruppo B, proteine, calcio e grassi insaturi, il tutto racchiuso in un piccolo scrigno oleoso, è un alimento piuttosto calorico.

Nella cucina orientale il gomasio viene usato come sostituto del sale per insalate o salse, sul riso lessato o sugli onigiri (in Giappone). Le proporzioni tra i due ingredienti (sesamo e sale) possono variare da 5:1 fino a 15:1. Per fare il gomasio sarebbe necessario suribachi, una ciotola dall’interno rigato e ruvido, ideale per ridurre in pasta e spezzettare, con il relativo pestello in legno surikogi. Se non li possedete, usate un mortaio comune. Fate tostare leggermente i semi di sesamo in forno, uniteli al sale nel suribachi e pestateli fino a quando diventeranno una polvere fine e amalgamata. Il gomasio si conserva in frigorifero una settimana ed è perfetto sparso sulle vellutate e sulle zuppe.

DUKKA: Dukka, o Dukkah che dir si voglia, è un’ inebriante miscela egiziana di sesamo, sale, nocciole e spezie. Tradizionalmente si serve con olio extravergine d’oliva e pita; inutile dire che si presta perfettamente con qualunque altro pane. Ne esistono molteplici varianti: si possono sostituire le nocciole con i pistacchi, modificare le quantità di spezie o ancora unire della menta secca, per donare una sottile nota rinfrescante.

sesamo 4 cucchiai
coriandolo 1 cucchiaio
cumino 2 cucchiai
nocciole 80 g
sale 1 cucchiaio
pepe nero 1 cucchiaio
pepe bianco 1 cucchiaio

Fate saltare in una padella antiaderente tutti gli ingredienti tranne il sale e le nocciole. Lasciateli raffreddare completamente. Pestate grossolanamente tutti gli ingredienti raccolti nel mortaio. Servite con pane e olio extravergine di oliva. (da soffio di sale )

TAHINA: La tahina arabo:طحينية, ṭaḥīna , che si può leggere anche tahine, è un alimento derivato dai semi di sesamo bianco, molto diffuso in Turchia e nel Vicino Oriente. Viene detto anche burro di sesamo o crema di sesamo. I semi di sesamo vengono tostati con delicatezza per evitare che inaspriscano. Vengono quindi triturati e la farina che ne deriva viene quindi allungata con olio, fino a formare una pasta della consistenza del burro di arachidi.

Ha un sapore tipicamente di noci, con un aroma che ricorda quello delle arachidi, ma è meno dolce e con una nota tostata. La tahina viene usata per i felafel, per l’hummus, ma si sposa bene anche con alcune carni. La á¹­Ä«na è ricca di vitamina E, B, sali minerali come magnesio, silicio, fosforo, zinco e ferro. Questo la rende indicata nei casi di esaurimento o durante le convalescenze. I semi di sesamo contengono inoltre due sostanze, la sesamina e la sesamolina, che hanno dimostrato di avere un ruolo attivo nell’abbassare il tasso di colesterolo prevenendo le patologie cardiocircolatorie. La sesamina tutela il fegato dai danni derivanti da ossidazione. Va comunque usato con moderazione poiché, come tutti gli alimenti derivati dall’intero seme di una pianta, è molto calorico: 100 g di á¹­Ä«na apportano circa 600 calorie, ma va valutata la quantità di olio aggiunto alla farina di sesamo, che può alzare il computo delle calorie finali. (da wikipedia ).

UMEBOSHI: Le umeboshi sono una varietà di prugne giapponesi. Colte acerbe e messe sotto sale, sono usate sia per la cucina sia per la medicina. Cibo yang, ricche in sali minerali, sono un ottimo alcalinizzante per il sangue, in più un fantastico antiacido (utile per chi soffre di nausea o per i doposbornia). (dalla cuoca petulante )

ACIDULATO DI UMEBOSHI: Si tratta di un aceto a base di acido citrico naturale derivato dalla marinatura in salamoia di un frutto, l’Ume appunto, che è comunemente considerato una prugna, ma che in realtà è più vicino ad una albicocca. In Giappone molte famiglie continuano la tradizione di preparare queste prugne in salamoia a casa, vengono consumate in molte ricette e il liquido che ne deriva viene utilizzato come condimento. Ha un profumo dolcissimo e aromatico ed un aroma acido e salato, è ottimo in sostituzione dell’aceto anche nelle tradizionali vinaigrettes (attenzione sostituisce anche il sale). (dal calderone di marinella ).

KEFIR: Il Kefir (piú correttamente Kéfir o anche Kephir o Kefyr) è una bevanda rinfrescante ottenuta tramite la fermentazione del latte (o anche di altri liquidi zuccherini). Il Kefir è originario del caucaso dove -presumibilmente- fu creato centinaia di anni fa; la stessa parola kefir proviene dal turco keif che è traducibile come benessere per la sensazione che dà questa bevanda. Il kefir ha una consistenza cremosa, un sapore leggermente acidulo-rinfrescante con un leggero retrogusto di lievito. Di fatto contiene numerose molecole aromatiche che contribuiscono a creare un sapore unico e particolare. Inoltre, è leggermente frizzante e anche alcolico; infatti il kefir a differenza dello yogurt è creato non solo da fermenti e bacilli lattici ma anche da lieviti che producono CO2 e alcool. Il kefir fresco può contenere dallo 0,05% al 0,5% di alcool che può raggiungere il 2% in due giorni.

Il kefir tradizionale viene preparato utilizzando latte fresco (di pecora, capra o mucca) e i fermenti o granuli di kefi. Questi granuli sono costituiti da fermenti lattici e lieviti agglomerati insieme in una struttura particolare biancastra e gelatinosa che loro stessi creano (il cosiddetto kefiran, formato da polisaccaridi, proteine e lipidi) che quando si trovano in condizioni adatte si riproducono ad un ritmo molto elevato.. Il kefir tradizionale può tranquillamente essere preparato in casa . (tratto da qui) (c’è anche un forum sul kefir ).

Sul mercato esistono vari tipi di kefir, quello bionova sembra essere quello più completo in termini di varietà di microrganismi presenti. La differenza tra il kefir e lo yogurt sta proprio nella maggiore varietà di batteri contenuti nel kefir (20 contro 2).

Vorrei fare un breve post riportando un articolo segnalatomi da Nicola sul sito disinformazione.it , sul tema delle uova. Quante volte ci siamo chiesti come riconoscere le uova davvero biologiche…oppure: in che condizioni stanno le galline le cui uova sono considerate biologiche? O ancora: che cosa indicano i numerini riportati su ciascun uovo?

La figura che si trova nell’articolo è davvero chiara ed esemplificatrice e la riporto qua:

L’articolo continua chiarendo ancora meglio:

0 = Biologico (1 gallina per 10 metri quadrati su terreno all’aperto, con vegetazione)

1= All’aperto ( 1 gallina per 2,5 metri quadrati su terreno all’aperto, con vegetazione)

2= A terra ( 7 galline per 1 metro quadro su terreno coperto di paglia o sabbia- capannoni privi di finestre)

3= In gabbia (25 galline per metro quadrato in posatoi che offrono 15 centimetri per gallina- una scatola di scarpe per tutta la loro vita.

Inoltre l’articolo dice che : numerose ricerche hanno evidenziato un maggiore contenuto di acido folico e di vitamina B2 nelle uova provenienti da galline allevate all’aperto, rispetto a quelle ottenute da allevamenti intensivi.

Per questo motivo, ma sopratutto per le condizioni di vita prive di ogni dignità in cui vivono le galline negli allevamenti intensivi…sarebbe buona norma boicottare l’acquisto delle uova di categoria 2 e 3, e comprare solo quelle di categoria 0 e 1, cosa che personalmente senz’altro farò.